La celebrazione della Campania come regione più fertile d’Italia, da parte di antichi scrittori, trova la sua massima espressione nelle parole di Cicerone ( I sec. d.C.). Egli, infatti, rimarcava: “ I campani, invece, sono sempre pieni di superbia per la fertilità dei campi e l‘abbondanza dei prodotti , per la salubrità, la disposizione e la bellezza della loro città.” (Cic. I. agr.2,95).

Nel corso dei secoli il territorio campano ha mantenuto inalterata la sua formidabile caratteristica di ecosistema con abbondanti produzioni di altissima qualità. Artefice di questo prodigio è stata, sin da tempi immemori, la coltivazione della canapa. Incalcolabili, infatti, sono stati i benefici che la pianta ha apportato al suolo per la sua presenza nella rotazione agraria.

Il notevole apporto di sostanza organica conferisce alla canapa la caratteristica di assorbire e/o inattivare le sostanze inquinanti di origine antropica (metalli pesanti, erbicidi, ecc.); ciò contribuisce non solo ad annullare o ad ammortizzare gli effetti acuti della contaminazione, ma anche ad annullare o a ridurre le possibilità di migrazione degli inquinanti negli acquiferi sottostanti. Ed ancora, il contributo della sostanza organica sopperisce alla mancanza delle carenze nutrizionali del terreno, in special modo quelle azotate. La pianta grazie al suo fittone preleva umidità e nutrienti, alla profondità di circa due metri, dove altre colture non arrivano, e questa caratteristica consente un limitato apporto d’acqua.

Negli ultimi anni, la nostra terra è stata violentata, ferita, avvelenata. Il nostro obiettivo è ridarle lustro e prestigio. La reintroduzione sistemica della coltivazione della canapa è, all’uopo, il mezzo più efficace e naturale che esista. Perché la canapa nutre i terreni, li aiuta a produrre e conservare la naturale vitalità biologica, li aiuta a funzionare al meglio garantendo un humus stabile e duraturo.